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Videosorveglianza in azienda

E' un reato se manca l'autorizzazione preventiva

Per tutelare il patrimonio aziendale si ricorre ai sistemi di allarme e videorveglianza.

Purtroppo molti imprenditori ignorano che prima dell'installazione è indispensabile ottenere un'autorizzazione in mancanza della quale la mera installazione delle telecamere, anche qualora non in funzione, integra gli estremi del reato.

Abbiamo notato che spesso le ditte specializzate incaricate di installare le telecamere di sorveglianza non si preoccupano di informare il committente della necessità di autorizzazione preventiva: questa grave lacuna informativa potrebbe essere colmata se solo le ditte che vendono gli impianti di allarme si facessero carico anche della parte amministrativa afferente alle telecamere.

 

Vaglio Sindacale o Amministrativo preventivo. Tutela dei lavoratori 

L'Articolo 4 dello Statuto dei Lavoratori prevede che gli impianti audiovisivi e gli altri strumenti dai quali derivi anche la possibilità di controllo a distanza dell’attività dei lavoratori possono essere impiegati esclusivamente per esigenze organizzative e produttive, per la sicurezza del lavoro e per la tutela del patrimonio aziendale e possono essere installati previo accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria o dalle rappresentanze sindacali aziendali.  In mancanza di accordo, gli impianti possono essere installati previa autorizzazione delle sede territoriale dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

Quindi, anche se la finalità di tutelare il patrimonio aziendale è lecita, non è sufficiente una liberatoria dei lavoratori, ma necessita un accordo con la Rappresentanza Sindacale Aziendale, o l'autorizzazione della Direzione Territoriale del Lavoro.

La violazione di questo iter comporta delle sanzioni: sia penali, che civili, che amministrative, che sindacali, oltre alla possibilità di richiesta danni da parte dei singoli lavoratori.

Ad esempio l'Articolo 38 (Statuto dei Lavoratori)  prevede la sanzione dell'ammenda da L. 300.000 a L. 3.000.000 o dell'arresto da 15 giorni ad un anno, salvo che il fatto non costituisca più grave reato.

 

L'AUTORIZZAZIONE VA OTTENUTA 

PRIMA DELL'INSTALLAZIONE DELL'IMPIANTO.

 

Ciò vale anche per aree in cui il lavoratori possano trovarsi saltuariamente (aree di carico e scarico): il reato è consumato per il solo fatto dell'installazione non previamente autorizzata, a prescindere dall'effettiva messa in funzione (Cass. Penale sent. n. 38882/2018).

In assenza di Rsa o Rsu la richiesta di autorizzazione va presentata alla Direzione Territoriale del Lavoro attraverso la modulistica istituzionale allegando una Relazione dettagliata sulla tipologia e dislocazione delle telecamere. Il tempo di emissione del provvedimento è di circa 60 giorni.

 

Tutela della Privacy

La presenza di telecamere pone poi problemi in relazione alla Privacy dei lavoratori e non solo, sicchè il Garante ha emanato un provvedimento generale in materia di video sorveglianza in data  27/4/2010 in modo da chiarire anche gli aspetti legati all'informativa ai soggetti ripresi, anche mediante cartellonistica.

E' bene ricordare che si applicano le misure di sicurezza in tema di protezione dei dati (GDPR) contro eventuali violazioni del sistema informatico, e accessi non autorizzati. Va posta infine molta attenzione alla sicurezza della trasmissione delle immagini e all'accesso del personale alle immagini mediante password, e solo da parte di alcuni espressamente autorizzati.

Con una nota del 19/10/2019 il Garante della Privacy ha precisato che l'installazione di telecamere nascoste sul luogo di lavoro è stata ritenuta ammissibile dalla Corte di Strasburgo solo perché, nel caso che le era stato sottoposto, ricorrevano determinati presupposti: vi erano fondati e ragionevoli sospetti di furti commessi dai lavoratori ai danni del patrimonio aziendale e l'area oggetto di ripresa (peraltro aperta al pubblico) era alquanto circoscritta.

Quindi, il Garante ha concluso, senza esprimersi sull'applicabilità delle sanzioni penali previste dallo Statuto dei lavoratori, che la videosorveglianza occulta è  ammessa solo in quanto extrema ratio, a fronte di "gravi illeciti" e con modalità spazio-temporali tali da limitare al massimo l'incidenza del controllo sul lavoratore. Non può dunque diventare una prassi ordinaria.

 

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