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Contributi Inps srl Artigiana

 - Studio Cavallina & Fossaceca
 
Vista l’assoluta novità della questione vogliamo condividere questa pronuncia - ancora non definitiva - ottenuta all’esito di una causa patrocinata da questo Studio.
 
 
Le Circolari INPS, stabiliscono che il socio lavoratore di srl è tenuto:
 
i) fermo restando l'obbligo a versare i contributi in misura minimale, a versare anche i contributi sul reddito dichiarato dalla società di capitali imputato al socio per trasparenza in ragione delle quote sociali da questi detenute;
ii) a versare i contributi sugli emolumenti eventualmente percepiti come amministratore.
 
 

Secondo l’Ente previdenziale per i soci lavoratori di S.r.l. la base imponibile, fermo restando il minimale contributivo, è costituita dalla parte di reddito d'impresa dichiarato dalla S.r.l. ai fini fiscali ed attribuita al socio in ragione della quota di partecipazione agli utili, prescindendo dalla destinazione che l'assemblea ha riservato a detti utili, e, quindi ancorchè non distribuiti ai soci (Circolare n. 32/1999).

 
 
Tuttavia assumere a base contributiva la quota degli utili aziendali riferibili solo idealmente al socio lavoratore della S.r.l., a prescindere dalla effettiva distribuzione, contrasta con il principio secondo il quale i contributi previdenziali si pagano in base al reddito della persona fisica.
 
 
Il Tribunale di Bologna, Sezione Lavoro, con la sentenza n. 210/2019 del 2/4/2019 ha accolto il ricorso del socio lavoratore di Srl artigiana che contestava di vedere calcolati i propri contributi previdenziali anche sugli utili non distribuiti. Questa pronuncia, la prima in Italia a quanto ci risulta, ha il merito di mitigare l’irragionevolezza e l’iniquità dell’attuale meccanismo.
 
 
Il ricorrente ha versato i minimi richiesti dalla Gestione Artigiani, oltre a quanto dovuto alla Gestione Separata in quanto amministratore, e, ricevuto l'avviso di addebito relativo alla parte variabile della contribuzione artigiana, ha proposto opposizione: il Tribunale è stato pertanto chiamato a pronunciarsi unicamente sui criteri di calcolo del quantum della pretesa contributiva azionata da INPS per la parte eccedente il minimale.
 

Il Tribunale felsineo ha accolto la domanda del ricorrente annullando l'avviso dell'INPS “poiché l’imputazione di reddito per trasparenza, è una mera fictio giuridica, cui non corrisponde un reddito reale della persona fisica cui tale reddito è imputato “per trasparenza”, nei casi, come il presente, in cui la somma in questione sia rimasta nella sfera giuridica di un soggetto giuridico distinto e diverso dal ricorrente medesimo … Ne consegue che applicando correttamente i principi di cui all’art.1 della Legge N°233/1990, tale reddito, almeno fino al momento della sua effettiva distribuzione, non può generare obblighi contributivi, in quanto è reddito di impresa, la cui disponibilità rimane in capo alla srl fino al momento della distribuzione ai soci, con la conseguenza che tale reddito potrebbe anche, astrattamente, essere distribuito ad un socio diverso dal ricorrente, come nel caso di cessione in futuro, delle quote sociali senza assegnazioni precedenti”.

 

Non resta che attendere che altri Fori confermino tale nuova prospettiva: la corretta applicazione della normativa renderà meno gravoso, e meno odioso, l'onere della doppia iscrizione contributiva del socio-amministratore e nondimeno consentirà la proposizione di istanze di rimborso con riferimento ai contributi versati, per la parte eccedente il minimale, calcolati sull’utile di impresa non distribuito, e quindi non percepito dal socio.

 
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